Il fascino del tiro di campagna è un frutto che si gusta quando l’arciere è maturo, cioè quando ha superato l’asprezza e gli spigoli delle conoscenze elementari e arriva a scoprire che l’arco è uno strumento nelle mani della propria forza, della propria fantasia, della propria creatività e che può avventurarsi anche nei percorsi di bosco, con inclinazioni e scoscendimenti, rocce, alberi e paure. E può vincere. Non le Olimpiadi perché questo genere di gare è riconosciuto nel suo massimo a livello di World Cup, ma comunque nei circuiti che arrivano a livello nazionale, europeo e mondiale. L’Italia è stata scelta per i Campionati Europei di Hunter and Field del 2011 che si svolgeranno al Borro, presso Montevarchi (AR) in uno dei circuiti più difficili e suggestivi dell’agonismo arcieristico.
Natura, silenzi, profumi, terra. Bersagli da osservare prima di lanciarsi a capofitto a scagliare frecce senza prima pensare. Vincenzo Scaramuzza, tecnico di prim’ordine, specializzato nel tiro di campagna, suggerisce la lentezza, la ritualità, la riscoperta del gesto nella sua bellezza. E suggerisce di usare i cinque sensi anche nel tiro di campagna. La vista per prima: osservare il paesaggio, non solo per un fatto estetico, ma soprattutto per capire, per valutare come è messo il bersaglio, quanto e in che direzione si inclina il terreno anche quando non è evidente: si possono evitare molti errori inspiegabili solo osservando di più. L’udito, per percepire i rumori in modo che non creino disturbo, per imparare ad isolarsi, concentrandosi al massimo e selezionando quei rumori che invece ci servono. Dobbiamo ascoltare l’arco, capire se il rumore è sempre uguale in modo da riconoscere se anche il gesto è sempre uguale. Il tatto per entrare in piena sintonia con l’attrezzo, toccarlo profondamente, controllare se i punti su cui agire con le mani o con le dita sono sempre gli stessi, se ci rassicurano. Il gusto e anche l’odorato per ritrovare pienamente il piacere del gesto, della natura bella che ci circonda, della situazione che stiamo vivendo. Perché lo sport deve essere prima di tutto piacere, soddisfazione, godimento. Solo alla fine arriva la valutazione della distanza e un buon tiro ha bisogno sì di buona mira, ma soprattutto di buona tecnica: l’equilibrio sui piedi, che di volta in volta debbono scegliere la posizione migliore secondo le pendenze, l’inclinazione adeguata del busto rispetto al terreno, il giusto coordinamento di tutta la sequenza di tiro. Un buon ritmo, perché il tiro con l’arco assomiglia molto al ballo che richiede coordinamento, concentrazione e sintonia. Soprattutto ritmo, che aiuta a essere precisi e felici. E Scaramuzza si illumina nel sorridere, calmo, sicuro, incrollabile. Ci contagia serenità e ottimismo. E tanta voglia di provare.





