Associazione di professionisti che hanno deciso di dedicare parte del proprio tempo all’arco, oggetto simbolo e strumento nato nella notte dei tempi e che l’uomo si porta con sé nel presente in modo più o meno inconsapevole e vario. Vi farà scoprire come ARCO è anche un concetto, un modo di pensare, una radice profonda nella nostra vita, a dimensioni multiple e sfaccettate…
Cecilia Trinci

Funzionario pubblico, arciera per convinzione. Una vita dedicata alla disabilità: come lavoro sta in mezzo ai libri in braille, come sportiva ha inventato il tiro con l’arco per i ciechi. Un segno zodiacale dominato da Mercurio ne fa una appassionata di comunicazione, intesa soprattutto come la meraviglia di entrare in sintonia con il prossimo. Fedele ai suoi studi classici, innamorata delle tecniche moderne che sono capaci di raccontare oltre la parola, curiosa di conoscere, è convinta che ogni essere umano è fonte di meravigliose sorprese. Secondo il detto che “la vita è qui e ora”, si guarda raramente alle spalle e accetta allegramente sfide e scommesse improbabili, convinta che la “vita è bella al di là della fetta che ci tocca”.
Se fosse un dipinto sarebbe questo:
Jacopo Merlini

Impossibile pensarlo senza una video camera, che maneggia sicuro, ora con l’eleganza di chi indossa un mantello, ora con l’ardimento di un guerrigliero in battaglia. In realtà, oltre alle collaborazioni con Rai, Mediaset, La Sette, Tele+, Stream, Sky Italia, scrive soprattutto per immagini, guardando la storia del nostro mondo attraverso la tecnologia di una lente: che sia Chernobyl, o Auschwizt, o il Saharawi. Nome dalla solida origine biblica, cognome che suggerisce la leggenda dei cavalieri della “Tavola Rotonda” è in effetti un vero mago, un funambolo della luce, che, trasforma il quotidiano in un pregio insolito, scovando inquadrature per trasformarle in racconti affascinanti. Un misto di studi approfonditi, sia scientifici che letterari, ne fanno un tecnico poeta, che sa guardare al di là delle cose e ne dipinge l’essenza, in caleidoscopi di luce e riflessi.
Se fosse un dipinto sarebbe questo:
Elena Mondovecchio

Giovanissima contrariamente al cognome e con un nome classico come i suoi studi liceali proseguiti all’università con la voglia di una doppia laurea, prima a Firenze e poi a Pisa. Per il ‘mondo’ è sempre pronta a partire: per curiosità, conoscenza, impegno, più spesso per seguire qualche nobile causa, come, per dirne solo una, quella delle donne saharawi, altere e colorate. Viaggia anche da ferma, dalla sua postazione informatica del CONI, dove lavora da libera professionista, perché della comunicazione è maestra, avendo imparato ad usare ogni mezzo e modo. Le è familiare qualunque strumento faccia di una notizia un avvenimento: da internet ai segnali di fumo, dagli strumenti video più sofisticati all’inchiostro simpatico. Capace di cavarsela in tutte le lingue, dal tedesco allo spagnolo, dal francese all’inglese, fino al portoghese, che è la lingua dei viaggiatori per eccellenza da Cristoforo Colombo in poi, si trova a suo agio soprattutto nel bosco, nel verde, nella pace della natura, dove riesce ad essere sola con se stessa e con il suo mondo fantastico, pieno di angeli e sogni, di immagini e colori. Ma la sua forza incrollabile è nella affidabilità creativa, nella precisione puntuale, che condita di una vena inesauribile di coraggio e di ironia ne fa una onesta paladina, coerente fino alla battaglia.
Se fosse un dipinto sarebbe questo:
Testi a cura di Cecilia Trinci















